Da Vulcano nasce la moderna astronomia predittiva
Da Vulcano nasce la moderna astronomia predittiva

La caccia al pianeta Vulcano parte dalla saga di Star Trek.

Una delle storie più affascinanti dell’astronomia moderna riguarda la ricerca di un mondo che non è mai esistito.

Siamo al 135 ° anniversario dell’eclissi solare totale del 29 luglio ° 1878 , la durata totale fu di 3 minuti e 11 secondi e tale eclissi tracciava un percorso attraverso il Canada occidentale e gli Stati Uniti dal territorio del Montana alla Louisiana.

Ancora oggi un folto gruppo di astronomi è ancora alla ricerca dal famoso pianeta Vulcano, un mondo esclusivo e particolare nato molto prima di Star Trek o di Mr. Spock, Vulcan era un mondo ipotetico pensato per esistere proprio tra la regione del pianeta Mercurio e il Sole.

La storia di Vulcano è la storia della nascita dell’astronomia predittiva moderna. Vulcano era una realtà per gli astronomi del diciottesimo secolo: basta consultare i libri di astronomia, arte e cultura contemporanea, era Urbain JJ Le Verrier che propose l’esistenza del pianeta nel 1859 per spiegare l’anomala precessione del perielio del pianeta Mercurio. Le Verrier era una voce da prendere sul serio, aveva compiuto un’analoga impresa di calcolo per guidare gli osservatori alla scoperta del pianeta Nettuno dall’Osservatorio di Berlino la notte del 23 settembre 1846. Quasi da un giorno all’altro, Le Verrier aveva da solo potenziato l’astronomia attraverso un reale potere predittivo.

L’idea di Vulcano ha guadagnato terreno quando un medico francese e astronomo dilettante Edmond Lescarbault affermò di aver visto il transito di un piccolo pianeta attraverso il Sole durante un’osservazione attraverso il suo rifrattore da 95 millimetri nel pomeriggio del 26 marzo del 1859. Quella era un’epoca in cui le osservazioni solari venivano eseguite attraverso il metodo pericoloso, ovvero quello di guardare il Sole attraverso un filtro affumicato o pieno di olio, o la tecnica più sicura di proiettare il disco su un pezzo di carta.

Ben presto, gli astronomi di tutto il mondo cominciarono a “vedere punti” passare davanti al Sole, come l’astronomo FAR Russell che avvistò un oggetto in transito verso il Sole, da Londra ed era il gennaio del 1860. Gli avvistamenti continuarono nel corso dei decenni, tra questi anche quello di un osservatorio con sede vicino Peckeloh Germania dove si affermava di aver assistito al transito di “Vulcano” il 4 aprile del 1876.

Per inciso, non siamo ancora immuni a questo effetto di “osservazioni contagiose” ancora oggi, per esempio, quando la cometa Holmes illuminò il cielo a vista ad occhio nudo nell’ottobre del 2007, si moltiplicarono le segnalazioni di altre comete, un fenomeno psicologico simile si verificò dopo che l’astronomo dilettante Anthony Wesley ha registrò un impatto su Giove nel 2010. Sebbene l’evento che ha scatenato l’osservazione iniziale fosse reale, le affermazioni di impatti su altri corpi del sistema solare che seguirono presto si rivelarono falsi.

Tuttavia, i resoconti del pianeta Vulcano erano abbastanza consistenti, tanto da consentire agli astronomi di organizzare una spedizione nel territorio del Wyoming nel tentativo di catturare il debole Vulcano vicino al Sole durante i brevi momenti di visibilità. Tra i partecipanti figurano Simon Newcomb dell’Osservatorio Navale, James Craig Watson e Lewis Swift. Anche l’inventore Thomas Edison era disponibile alle osservazioni, di stanza a Rawlins, nel Wyoming, sperando di testare la sua nuova invenzione nota come tasimetro per misurare il calore della corona solare.

Le condizioni ovviamente erano ben diverse da quelle odierne, le squadre di osservazione sopportavano tempeste di polvere che minacciavano di tagliare le loro spedizioni in breve tempo.

Alla fine, la spedizione principale fu un successo e un fallimento. Watson e Swift hanno entrambi affermato di aver identificato un oggetto di magnitudine 5 ° simile alla luminosità della vicina stella Theta Cancri. L’astronomo Christian Heinrich Friedrich Peters in seguito mise in dubbio l’avvistamento e l’intera faccenda “Vulcaniana“, liquidando il tutto con poche parole: “Mi rifiuto di dare la caccia all’oca selvatica e ai mitici uccelli di Le Verrier!

E a proposito di uccelli, Edison si imbatté in un altro fenomeno di eclissi mentre testava il suo dispositivo, quando delle galline, ingannate dal falso crepuscolo tornarono a casa per appollaiarsi all’insorgere dell’eclissi.

Sorprendentemente, la ricerca di oggetti all’interno dell’orbita di Mercurio continua oggi, i cosiddetti vulcanoidi, moderni cacciatori, esplorano ancora il sistema solare interno osservando piccoli asteroidi che possono abitare la regione vicino al sole. Nel 2002, la NASA ha condotto una serie di voli in alta quota dal Dryden Flight Research Center presso la base aeronautica di Edwards, in California, osservando il cielo vicino al Sole all’alba e al tramonto.

Ad oggi, non sono stati trovati candidati Vulcanoidi convincenti, l’astronave solare spaziale European Solar Agency / NASA  (SOHO) ha, a tutti gli effetti, eliminato la possibilità di Vulcanoidi più luminosi di ottava magnitudo vicino al Sole. Ricerche moderne durante le eclissi condotte in questo modo scandiscono il cielo tra le lunghezze d’onda da 780 a 1100 nanometri fino alla magnitudine +13,5.

Tuttavia ancora oggi la ricerca di Vulcano, o di pianeti “vulcanoidi” è ancora viva e vegeta e guidata da avventurosi e innovativi astronomi dilettanti, ma non solo, che seguono il dogma del cosiddetto “figlio immaginario di Vulcano” ovvero: Vivere a lungo e prosperare.

Fonte@universetoday.com

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