Riscaldamento globale distrugge l’ambiente e l’economia mondiale

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Se durante la giornata state in canotta e di sera dovete ritirar fuori i cappotti, se a maggio improvvisamente nevica mentre a dicembre capita che si raggiungano anche i 20 gradi, vi sarete senza dubbio resi conto che il nostro clima è impazzito.

Colpa dell’inquinamento, certo, ma soprattutto del surriscaldamento globale, che sta influenzando negativamente tutto l’intero ecosistema vitale del mondo.

Notizia di queste ore è che la più grande piattaforma di ghiaccio al mondo, la barriera di Ross in Antartide, è minacciata dal calore del sole che, scaldando l’acqua superficiale dell’oceano, fa sciogliere la sua porzione nord-occidentale a una velocità che è 10 volte superiore al previsto, minacciando quello che è il punto d’equilibrio cruciale per la sua stabilità.

A lanciare l’allarme uno studio internazionale coordinato dall’Università di Cambridge e pubblicato sulla rivista Nature Geoscience. Naturalmente la perdita di intere porzioni di ghiaccio causa una perdita di materiale che, trasportato fino all’oceano, genera un aumento anche importante del livello del mare.

Come se tutto questo non fosse sufficiente, l’aumento delle temperature globali accresce le disuguaglianze tra paesi ricchi e paesi poveri: lo dimostra una nuova analisi che ha incrociato i dati sugli effetti del riscaldamento globale nelle diverse regioni della Terra con quelli della variazione del prodotto interno lordo pro capite.

Il risultato dello studio pubblicato sui “Proceedings of the National Academy of Sciences” da Noah S. Diffenbaugh e Marshall Burke, entrambi della Stanford University confermano in sostanza che i paesi più poveri hanno maggiore probabilità di subire gli effetti negativi del riscaldamento globale, in termini ambientali, e i loro abitanti in termini di qualità di vita, economia e salute.

Questo avviene perché questi paesi e i loro cittadini hanno scarsi strumenti per difendersi dal fenomeno del riscaldamento globale e in parte perché vivono tendenzialmente nelle zone più calde della Terra, dove un ulteriore incremento della temperatura media può mettere in crisi la produttività lavorativa, in particolare quella agricola, e le condizioni di vita.

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