Groenlandia, scoperto un cratere enorme. È stato un meteorite?

Redazione

Enorme cratere scoperto in Groenlandia, probabilmente dovuto a un meteorite

Ogni tanto sulla Terra succedono catastrofi di immane portata. Certo, non sono all’ordine del giorno, eppure bisogna metterle in preventivo. Non stiamo parlando di terremoti, di alluvioni, di maremoti e quant’altro, stiamo parlando di cose non terrestri, che provengono da altrove.

Non a caso c’è un progetto internazionale di controllo di oggetti che si avvicinano periodicamente alla nostra Terra. Si tratta di asteroidi, dei grossi sassi che variano da qualche metro a svariati chilometri, che vagano nello spazio percorrendo orbite calcolabili.

Se non si vedono, ovviamente non è possibile nemmeno calcolarne l’orbita; e siccome hanno una massa irrilevante, non esercitano nemmeno una sufficiente attrazione gravitazionale per essere individuati attraverso le perturbazioni gravitazionali verso altri corpi. Sono poco luminosi ovviamente perché piccoli, e con una superficie spesso insufficiente a riflettere la luce del sole.

Questi asteroidi possono cadere sulla nostra Terra. Ma qualche volta arrivano sulla Terra dei meteoriti, che sono dei pezzi di cometa che si staccano dal nucleo e impattano a velocità pazzesca nell’atmosfera, incrociando l’orbita terrestre.

Solitamente non sono mai troppo grandi e vengono disintegrati al passaggio nell’atmosfera; ma a volte riescono a cadere, sia pur frammentati e rimpiccioliti dalla frizione con l’aria, sulla Terra stessa. Disegnano scie fiammeggianti nello spazio e cadono sul terreno. Se sono piccoli o molto piccoli, succede poco o nulla.

Se sono grandi, provocano dei crateri anche di notevoli dimensioni. Se sono molto grandi provocano sconvolgimenti notevoli. Ma che succede quando un meteorite o un asteroide cade sulla Terra? E’ quello che sembra sia successo solo 12.000 anni fa, quando un bel sassone è precipitato in Groenlandia, creando un cratere di addirittura 31 chilometri, ora sotto i ghiacci.

La scoperta è stata descritta sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale Science Advance.

Gli scienziati confermano che questa è la prima volta che un cratere di qualsiasi dimensione è stato trovato sotto una delle calotte glaciali continentali della Terra. In verità la scoperta è stata effettuata nel 2015, tuttavia i ricercatori hanno aspettato ad annunciarla formalmente cercando prima le dovute conferme.

Gli stessi scienziati hanno confermato che Il cratere misura più di 31 km di diametro, corrispondente a un’area più grande di Parigi, il che lo colloca tra i 25 più grandi crateri da impatto sulla Terra.

Il cratere si è formato quando un meteorite di ferro, largo un chilometro, si è schiantato nella Groenlandia settentrionale, ma da allora è stato nascosto sotto quasi un chilometro di ghiaccio.

Il coordinatore della ricerca, Kurt H. Kjaer, spiega: “Il cratere è eccezionalmente ben conservato, e questo è sorprendente, perché il ghiaccio del ghiacciaio è un agente erosivo incredibilmente efficiente che avrebbe dovuto rimuovere rapidamente le tracce dell’impatto”.

Ciò significa – prosegue – che il cratere deve essere piuttosto giovane da una punto di vista geologico. Finora, non è stato possibile datare direttamente il cratere, ma le sue condizioni suggeriscono fortemente che si sia formato dopo che il ghiaccio ha cominciato a coprire la Groenlandia, così è più giovane di 3 milioni di anni e forse fino a 12.000 anni fa, verso la fine del l’ultima era glaciale”.

Il meteorite che ha creato l’enorme cratere aveva la potenza di una testata di circa 700 megatoni, e probabilmente ha alzato una cortina di polvere e detriti intorno alla Terra, particolarmente su America del nord e sull’Europa. Questo avrebbe causato una glaciazione e comunque un forte raffreddamento delle temperature per circa mille anni.

Chiosa Kjaer: “Il prossimo passo nella ricerca sarà quello di datare con sicurezza l’impatto. Questa sarà una sfida, perché probabilmente richiederà il recupero di materiale che si è sciolto durante l’impatto dal fondo della struttura, ma è fondamentale se vogliamo capire come l’impatto di Hiawatha abbia influito sulla vita sulla Terra”.

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