Exomars a caccia di acqua sul pianeta rosso

Redazione

Exomars cercherà l’acqua sul pianeta rosso con una nuova missione

Nonostante quello che dicono i “complottisti” della prima ora, l’uomo sulla Luna c’è stato eccome.

E vuole anche tornarci, almeno stando alle ultime dichiarazioni di Donald Trump, il quale non è propriamente un campione di attendibilità, ma stavolta sulla prospettiva spaziale sembra serio.

Il nostro satellite naturale, dunque, sta lì ad aspettarci di nuovo, con un carico enorme di nuove tecnologie che abbiamo a disposizione, e probabilmente con qualche ambizione in più; magari quella di costruire a breve una stazione sulla Luna, come si conviene a ogni buon libro di fantascienza.

Ma non è un mistero che da qualche lustro l’attenzione si è spostata in maniera decisa verso Marte, il pianeta a noi più vicino. Mentre le missioni sulla Luna avevano anche un sapore di primazia e supremazia di una superpotenza rispetto all’altra, su Marte ormai ci mandiamo sonde da molti anni con intenti più puramente scientifici.

Da quelle parti ci interessa sapere intanto se è possibile farci arrivare l’uomo; e sembra di sì. Secondariamente ci interessa sapere se ci siano le condizioni affinché l’uomo ci rimanga.

La domanda è tutt’altro che peregrina, visto che la popolazione terrestre sta aumentando in maniera esponenziale: le conseguenze, dirette e indirette, le viviamo tutti i giorni. Il pianeta rosso esercita un fascino notevole e può darsi che, in un futuro non troppo lontano, l’umanità si sposterà parzialmente lì.

Proprio l’estate scorsa abbiamo potuto osservare il pianeta in tutto il suo splendore, quando, all’opposizione, ha mostrato la sua grande luminosità che rivaleggiava con quella di Giove e surclassava quella di Saturno e Urano.

E poi, diciamocelo francamente, tutta una letteratura fantascientifica è partita proprio da qua, da Marte. Non a caso ancor oggi gli alieni vengono anche chiamati Marziani, se pur con un termine abbastanza improprio.

Posto che i Marziani su Marte non ci sono mai stati, e nemmeno altri alieni, almeno per quanto a nostra conoscenza, è meglio cominciare ad appurare se ci siano state le condizioni minime per la vita sul pianeta rosso, in un passato anche lontano.

Questo sostanzialmente, dal momento che le temperature sul pianeta non sono proprio favorevoli, significa che almeno ci deve essere stata acqua sulla superficie, oppure in laghi e fiumi sotterranei.

È evidente che se si trova l’acqua, anche non allo stato liquido, sotto il terreno di quello che sembra essere un aridissimo pianeta, vuol dire che l’uomo può cominciare a viverci. Con tutte le cautele e le tempistiche, del caso, ovviamente.

Nel 2020 partirà una navicella russo-europea targata Exomars, con a bordo un rover super attrezzato. La sonda atterrerà nell’Oxia Planum, un punto pianeggiante, dove si stima che un tempo ci sia stata l’acqua.

La ricerca per individuare il sito di atterraggio viene da lontano, addirittura dal 2013. Dopo aver scartato altri sei siti, un’apposita commissione ha giudicato Oxia Planum e Mawrth Vallis fra i luoghi papabili per l’atterraggio.

Entrambi i siti conservano una certa evidenza di tracce geologiche di un passato umido del pianeta, risalente a circa 4 miliardi di anni fa.

Ambedue i siti si trovano appena a nord dell’equatore marziano, tuttavia sono separati da qualche centinaio di chilometri.

Molti canali secchi sono stati individuati in queste zone, provenienti dagli altipiani meridionali. Comunque, come dicevamo, alla fine la scelta è stata quella di Oxia Planum.

In proposito l’astronomo Jorge Vago, uno dei coordinatori del progetto Exomars, spiega: Entrambi i siti offrono preziose opportunità scientifiche per esplorare antichi ambienti ricchi di acqua che potrebbero essere stati popolati da microrganismi, Oxia Planum ha ricevuto la maggioranza dei voti.

La scelta ha richiesto una quantità impressionante di lavoro. Mawrth Vallis è un sito scientificamente unico ma Oxia Planum offre un migliore margine di sicurezza per l’ingresso in orbita, la discesa e l’atterraggio, e più chance per raggiungere via terra i siti scientificamente interessanti che sono stati identificati dall’orbita.

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